Ermete Zuccolini – Simona Pedori

Ermete Zuccolini

Nato a Castelnovo ne Monti il 9 Settembre 1909  svolgeva l attivita di falegname nel suo piccolo laboratorio al centro del parse.

L’8 ottobre 1944 ricevette, insieme ad altri compaesani, la comunicazione di recarsi alla casa del fascio di Castelnovo ne’ Monti, per ottenere il rilascio di una carta d’identità con la quale avrebbe potuto circolare liberamente.

Si trattava di un inganno, tutte quelle persone furono rinchiuse e deportate in Germania.

Ermete, deportato a Kahla,  non fece più ritorno a casa, morì infatti di stenti il 1° aprile del 1945, pochi giorni prima della liberazione del campo.

Il ricordo di questi avvenimenti suscita una forte tristezza. Ermete lasciò quel giorno la sua famiglia, senza un ultimo saluto, senza poter riabbracciare i propri genitori, la moglie Bruna, la figlia Carmen di soli 2 anni e senza conoscere il secondo figlio Claudio, che sarebbe nato qualche mese dopo

Questa è la storia che ha toccato la famiglia Zuccolini , ma quegli anni portarono tanto dolore a molte altre persone 

Certi avvenimenti non possono essere dimenticati, ricordarli è un dovere del mondo intero è per questo motivo che con grande interesse ed emozione partecipiamo ogni anno alle commemorazioni che si svolgono a Kahla.

Bruna, moglie di Ermete, si raccomandò sempre di cercare ciò che restava del suo caro Ermete e di non scordarlo mai. Questa frase ha spinto la nostra famiglia alle ricerche continue di quanto successo e ci sprona tutt ora a non dimenticare per far conoscere a più generazioni possibili ciò che è accaduto. 

Tra le tante cose che ci hanno colpito di quei posti una in particolare si è impressa nella nostra memoria: il freddo.

Durante la commemorazione, salendo sulla montagna del Walpesberg, ci siamo affacciati alle gallerie dalle quali esce un’aria gelida nonostante sia maggio.

Il nostro pensiero corre ogni volta a coloro che hanno lavorato lì anche durante i mesi più freddi, vestiti di poco e immediatamente vorremmo abbracciarli tutti per alleviare il dolore e la fatica di quei giorni.

Negli anni abbiamo visitato la montagna anche internamentr, abbiamo visto la cucina dove si trovavano a mangiare e abbiamo percorso parte di quegli enormi tunnel scavati sotto la montagna che gli permettevano di spostarsi da un luogo all altro.

Immagini orribili, ricordi toccanti per ognuno ma soprattutto per chi sa di aver perso li, in quelle condizioni, sotto a quella montagna, un figlio, un marito,  un padre , un  nonno.

Ai tempi del Reimahg certe persone erano sdegnate e tristi per le situazioni che si stavano creando, ma alcuni appoggiavano il pensiero e le ideologie che stavano alla base della guerra. Per questo è necessario che tutti conoscano le sofferenze che troppi esseri umani hanno subito e riportato negli anni, perché, come afferma Liliana Segre “La memoria vale proprio come vaccino contro l’indifferenza.” 

Con forza e determinazione quindi ci teniamo a raccontare e ricordare ogni anno la storia del nostro caro Ermete , in ricordo di lui e di tutte le famiglie che come noi hanno provato queste emozioni negative , perché la guerra non è mai la soluzione e comporta solo tanta sofferenza, perciò è doveroso che tutti abbiano bene a mente che, come dice Papa Francesco:

“tutto si perde con la guerra, tutto si guadagna con la pace.”

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